dentro la comunità greco orientale di trieste | il museo

ph_Helene Luttenberger
ph_Helene Luttenberger

Sulle Rive la chiesa di San Nicolo’ ammicca.
Di un bianco che abbaglia, con le sue due inconfondibili torri, e’ la chiesa della comunità Greco orientale di Trieste.
San Nicolò dei greci.
Quei greci che tanta parte hanno avuto  nello sviluppo economico della città.
Penso ai  Carciotti, di cui rimane solo il bel palazzo con la cupola affacciato sulle rive, ai Ralli, tra i fondatori delle “Assicurazioni Generali”,  agli Economo, a quel de Manussi  che dedicò un lascito per la cura dei bambini al “Burlo Garofalo”, ai Costantinides e tanti altri ancora
E così, stimolata anche dalla recente apertura del museo della comunità, sono andata a fare una chiacchierata con il responsabile della cultura.
Conoscevo Antonio Sofianopulo solo come _ bravo _ pittore. Scopro solo adesso che  è anche un insegnante e l’ideatore della rivista d’arte Juliet.

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Meeting point: l’interno della chiesa.
A metterci in contatto è stata l’amica comune Elena, di una delle famiglie più note della comunità greca.
Nemmeno la solennità impedisce il mio proverbiale ritardo. Ma si sa, i greci non sono svizzeri!
Antonio ed Elena sono già all’interno. Ingannano il tempo dell’attesa cullandosi dei ricordi comuni.
Mi aggrego, scusandomi.
Parlano dei loro genitori e di una comunità _ nata ufficialmente nel 1782 _  che, anche se va via via  assottigliandosi, è sempre attiva, centro di riferimento per tutti i Greci del nord est.
E’ una chiesa ricca, San Nicolo’. Piena di icone. Quelle del primo registro  rappresentano Cristo e la Madonna con  i santi cui è dedicata la chiesa, San Nicolo’ e la S.S.Trinità.  Quelle del secondo, vengono calate solo in occasioni particolari, per esempio a Pasqua, quando tutta la Trieste bene, greca e non, si reca alla tradizionale cerimonia.

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Vengono rievocate alcune usanze tipiche greche.  Come quella di donare per il battesimo una spilla con la perlina blu, che viene posta vicino al volto del battezzato per proteggerlo dall’invidia di quelli che dicono “che bel bambino”! Una perlina blu che ha accompagnato tutta l’infanzia di Elena, nascosta tra le pieghe di una gonna.
Dalla Chiesa, da una porticina laterale, proprio sotto quel gineceo che _ mi dice Antonio _ c’è per tradizione ma non è mai stato usato, si accede alla modernissima scala, frutto di un recente restauro ad opera di Emanuela Renzi, che porta al Museo della Civiltà Greco Orientale, intitolato a Costantino e Mafalda Pisani, coniugi triestini vissuti intorno alla metà del Novecento che si adoperarono per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico della comunità.

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Opere e icone che provengono per lo più da donazioni e lasciti di membri della comunità _ ma anche da acquisti fatti dalla comunità stessa _ che il più delle volte hanno voluto rimanere anonimi, ma che hanno contribuito a salvaguardare una fetta importante della storia di Trieste.
Lo avevo già visitato, una domenica di apertura speciale, a cura dei bravissimi  volontari del Touring Club Italiano.
La visita questa volta però ha un sapore diverso.
Ha il sapore di chi a questo museo ha dedicato il proprio tempo e la propria passione, come curatore.
La prima parte è dedicata alle opere dell’arte occidentale.
Tra le tele più interessanti _ due belle opere di Schiavon e una “Susanna e i vecchioni” opera fiamminga del ‘600 _  manca, mi dice Antonio, la più pregevole “La presentazione della Vergine al tempio” del Maestro delle Storie di S. Agnese, allievo del Bramantino, operante nel Cinquecento in Lombardia, che attualmente è in prestito a Lugano.
Mentre parliamo arriva anche Caterina Karadima, arrivata dalla Grecia per il suo dottorato e ancora qui, dopo tre anni, occupata dall’archivio di questa importante comunità.
Sa tutto, conosce per filo e per segno i componenti più eminenti della comunità, quelli ritratti e appesi alle pareti del Museo.
E’ un pezzo importante della storia di Trieste.
Ci guardano, tra gli altri, orgogliosi del loro operato,oltre al  già citato de Manussi ritratto dal Lonza, un imponente Demetrio Economo, ritratto dal Serio e Kostantinos Hatzikonsta ritratto dal Tomniz.

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E dove vagherà mai il pensiero di Giovanni Economo, ritratto di fianco, mentre guarda lontano nel nulla?
E quanto bella è quella giovane signora, della famiglia Georgiadis, ritratta probabilmente nel bel Palazzo, recentemente restaurato, di piazza Goldoni?
Ci parla, qui, una buona parte di quella Trieste mercantile, ricca e attiva degli inizi del secolo scorso, che oramai si è persa chissà dove.
Proseguendo si accede alla seconda parte del museo. Siamo tra icone e argenti liturgici, tra un Epitaffio  in legno dorato e una gigantesca lampada d’argento, che scopro essere un dono dei del Carciotti. In ultimo il disegno della Chiesa, autografo dell’architetto Matteo Pertsch.
La visita è finita.
Esco. Mi investe, improvvisa, una folata di vento.
Che sia ancora  il grecale, che per tanto tempo, a Trieste è andato a braccetto con la bora?

La Comunità tiene anche dei corsi gratuiti di greco moderno rivolti a tutte le età e a tutti i livelli di conoscenza del neo greco.
Info 327 5662246
349 3544730

Chiesa di S. Nicolò e Museo della comunità greco-orientale di Trieste
Riva 3 novembre, 7 Trieste
Apertura: mercoledì dalle 15 alle 18;
giovedì e venerdì dalle 10 alle 13.
Orario della Chiesa: tutti i  giorni dalle 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 19,30. Rimane chiusa la domenica pomeriggio.

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