la risiera di san sabba

Ingresso della Risiera di San Sabba_www.goodmornintrieste.it

La memoria fa strani scherzi.
Spesso rimuove.
Rimuove soprattutto le cose che non si vogliono ricordare.
Così ho fatto io.
Nonostante sia stata alla Risiera di San Sabba più di una volta, non mi sono mai ricordata _ ho rimosso? _ di fare un pezzo su questo luogo della memoria.
La memoria assopita si è risvegliata ieri, scossa da un refolo di bora. Sono tornata alla Risiera.
Tra i casermoni di una periferia desolante, si stagliano, alti nel cielo, i suoi inconfondibili edifici di mattoni rossi.
Oggi quel cielo è di un blu intenso e luminoso. Di quel blu che solo la bora sa regalare.
Di quella luce di cui solo Trieste è capace.
No serve, tuttavia, ad illuminare gli animi.Risiera di San Sabba_www.goodmorningtrieste.it
La Risiera, questo ex insieme di edifici per la lavorazione del riso, divenuto successivamente caserma militare e poi tristemente trasformato dalle forze tedesche dell’ Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico),  in campo di concentramento _l’unico in Italia con il forno crematorio _ ti lascia attonito in silenzio a pensare e a ricordare.
Il monumento così come lo vediamo ora è opera del progetto dell’architetto Romano Boico che negli anni ’70 ha ridisegnato il luogo. L’ingresso volutamente inquietante; il cortile cintato che si identifica quale una basilica a cielo libero; l’edificio dei prigionieri _ la cd. stanza delle croci _ completamente svuotato; le celle della morte lasciate inalterate; nel cortile, l’impronta del forno, del canale di fumo e della base del camino fanno della Risiera un luogo volutamente evocativo.le celle della morte_Risiera di San Sabba_ www.goodmorningtrieste.it
Le parole delle brave e pazienti guide turistiche che intrattengono le numerose scolaresche _ incredibilmente attente, preparate e silenziose _ riportano le testimonianze dei sopravvissuti di chi da San Sabba è passato, di chi a San Sabba ha perso il figlio…
Riportano forte il grido, ma anche solo il lamento di chi, nonostante la musica assordante per coprirli, veniva portato verso la morte.
La Risiera è anche un museo.
Un museo rimesso interamente a nuovo e inaugurato proprio nel gennaio di quest’anno in occasione del giorno della memoria, fatto di filmati, donazioni e opere d’arte di quegli artisti che sono passati purtroppo di qui e sono sopravvissuti. Mi riferisco alle litografie e acqueforti di Zoran Music, deportato politico; ai disegni di Giovanni Talleri, militare renitente o ai disegno di Nereo Laureni, i ternato militare.
Ci sarebbe tanto altro da dire sulla Risiera: la storia di Trieste che si intreccia con quella europea; le vite private di ebrei, civili accusati di collaborare con la resistenza, partigiani, internati nel manicomio; i pensieri dei prigionieri scritti sui muri della stanza delle croci e che sono stati trascritti minuziosamente nei diari del bizzarro collezionista triestino Diego De Henriquez e conservati nell’omonimo Museo..Ma lascio a voi il dovere di una visita.
Per non dimenticare.

Per la visita ho usato l’audio guida per la modica cifra di 2 euro.
Mi sono “intruppata”_ non se ne poteva fare a meno, visto il numero _ in una scolaresca e ho seguito la spiegazione fatta nella stanza delle celle.
Vale la pena, se si riesce, fare una visita guidata, contattando il servizio didattico del Comune di Trieste.
L’ingresso alla Risiera è gratuito.

Museo della Risiera di San Sabba
via Giovanni Palatucci, 5 , Trieste
tel. 040 826 202
risierasansabba@comune.trieste.it
Orario:
dalle 9:00 alle 19:00
Giornate di chiusura: 1 gennaio, 25 dicembre.
Come arrivare: autobus n. 8, 10; con mezzo privato: raccordo autostradale A4.
Uscita: Valmaura/Stadio/Cimitero

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