l’orto botanico

ph_francescapignatti

Un po’ di tempo fa ho colto l’occasione di visitare l’Orto Botanico di via dei Marchesetti. Mi sono concessa il  tempo per andarci, approfittando di una serie di visite guidate organizzate dai Musei scientifici della città.

Sono arrivata trafelata, in leggero ritardo, come mio solito. La giornata era bigia, il cielo plumbeo ma non pioveva ancora.

ph_francesca pignatti_2012

Non si accede più dal bel cancello in ferro battuto proprio sulla curva della via, ma di lato dove la casetta della biglietteria e degli uffici, all’ingresso, è avvolta da piante di ogni genere.  Ho subito individuato la mia guida – mia perché, purtroppo, sono l’unica visitatrice. Francesco – così si chiama la guida – è uno studente di matematica con la passione della botanica, che, volontariamente, si presta a fare da Cicerone.

ph_francescapignatti_2012

Dopo avere subito un interrogatorio sulla differenza tra gimnosperme e angiosperme – al quale non vi dico cosa ho risposto! – Francesco ha scelto, pescando, qua e là, di parlarmi solo di quelle piante, tra le tantissime presenti, sulle quali poter raccontare qualche aneddoto particolare .

Così ho scoperto che il tasso è una pianta mortale, conosciuta già nell’antica Grecia dove veniva usato per i dardi; che il pino nero, che ora troviamo numeroso nel Carso, non è una pianta autoctona, ma è stata portata qui dai veneziani, prima, e dagli austriaci, poi, per avere legna con cui costruire le navi; che le radici dell’althea officinalis venivano usate, fino all’800, per produrre i marshmallow; che con la saponaria officinalis, pianta infestante, si può fare il sapone in casa; che sono in corso ricerche per di riprodurre la purezza del fiore di loto sulle fibre, in modo tale che non si debbano mai lavare (magari!!!).

Ma ciò che affascina di più di questo luogo è la cura e la pace che vi si può trovare.

Proprio a ridosso della città, ci si può immergere in un bagno di colori.
Le piante sono ordinate – e tutte ben contrassegnate con un cartellino – secondo aree tematiche. Il tutto perfettamente mantenuto. Così si può passeggiare tra le piante spontanee tra quelle ornamentali o tra le officinali . Ci si può fermare tra i bossi che delimitano i cespugli di peonie – tra poco, in maggio, qui deve essere un vero splendore – del giardino formale o ci si può comodamente sdraiare sulle chaise longue di legno che sono a disposizione degli ospiti che desiderano un po’ di riposo, sul prato ben rasato proprio dietro alla casetta della biglietteria.

ph_francescapignatti

Chi avesse cattive intenzioni, poi, può sempre scegliere di fare il percorso delle piante velenose!

Io, dopo la visita, ho continuato a gironzolare qua e là (e non ho approfittato delle piante velenose, perché sono buona!), indisturbata, incontrando solo qualche gatto fortunato che si stiracchiava tra il verde e qualche addetto che potava qualche pianta.

Andandomene mi sono ripromessa di tornarci, magari con un bel libro e di distendermi a leggere su quelle invitanti chaise longue per assaporare la magia di questo posto incantevole, a disposizione di tutti.

Ecco la ricetta del SAPONE FATTO IN CASA (che io non ho mai provato a fare!):
bollire 30 gr. di radici di saponaria officinalis in 3 litri di acqua per due ore circa.
Fatto.

Orto Botanico di Trieste
via Marchesetti, 2
+39040360068
Cell.3486393055
ortobotanico@comune.trieste.it
Aperto dal 8 marzo al 15 novembre:
lunedì e mercoledì 9 – 17;
martedì, giovedì e venerdì 9 -13;
sabato e domenica 9 -14;
ingresso gratuito

Come arrivare
Linee 25, 26 (diretti)
26/ festivo

 

ti potrebbero interessare anche:

2 Comments

  • Mariangela scrive:

    Leggendo questo post, viene proprio voglia di visitare l’orto botanico uno di questi giorni di primavera. Suggerisco anche di fare un post sulla Carsiana che è un giardino in carso, molto interessante. A presto,
    Mariangela
    botanica per passatempo

  • francesca scrive:

    Cara Mariangela, ti segnalo che proprio domani, 25 aprile, riaprirà Carsiana _uno dei nostri suggerimenti per questo week end lungo di primavera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *